Alla scoperta di Alicudi

Alicudi, Isole Eolie

Oggi andiamo alla scoperta di Alicudi, l’isola viola delle Eolie, nota anticamente come Ἐρικοῦσσα per la gran quantità di eriche che la ricoprivano, tuttora la ricoprono, e le conferiscono il caratteristico colore.

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I suoi abitanti, gli Arcudari, sono all’incirca 100 e tra questi troviamo una folta comunità di tedeschi che, fuggiti dalla chiassosa mondanità, si sono rifugiati nella sua parte più alta, la Montagna, a quasi 1000 gradini dal mare, sospesi tra cielo e terra.

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Le caratteristiche casette di Alicudi, di forma cubica e imbiancate a calce, spuntano tra ripide scalinate e verdi fichi d’india. La loro posizione, ai nostri occhi così scomoda, rimanda a un passato costellato da frequenti incursioni di barbari e pirati che costrinsero gli uomini a rinchiudere le proprie compagne nel “ Timpone delle femmine”, luogo protetto e quasi inaccessibile.

L’isola, se arrivate all’alba o al tramonto, vi sembrerà materializzarsi dal nulla e immediatamente, come un cantastorie, inizierà a raccontarvi le tante leggende che la abitano e invitano a liberarsi dalla razionalità e a lasciarsi trasportare dalle suggestioni. Chi avrà il coraggio di lasciare alle spalle la certezza del visibile, vivrà emozioni mai provate. Potrebbe ritrovarsi tra mahare, indovini e oracoli, in grado, a detta degli isolani, di bloccare tempeste, leggere il futuro, parlare con dèmoni e santi; oppure intravedere, di notte, donne che spiccano il volo dai loro balconi, dopo aver bevuto una mistura di acqua e bacche nere.

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Verità o fantasia? I sognatori continueranno a sperare di vedere il cielo solcato da giovani e anziani, uomini e donne, intenti a volteggiare nell’aria come stormi di gabbiani; i più razionali, documentandosi, scopriranno che gli Arcudari durante la guerra, restati totalmente isolati e ormai senza più scorte di grano, si trovarono costretti a panificare con la segale in cui, però, si insinuò un fungo allucinogeno che, a detta degli studiosi, sarebbe stato la causa delle allucinazioni trasformate in affascinanti storie.

L’isola, però, potrebbe decidere di prendersi gioco anche dei più realisti, quasi offesa dalle loro resistenze nel lasciarsi stregare, facendogli sentire inspiegabili e ripetuti pianti di neonato che altro non sono, però, che il verso delle berte, i suoi uccelli stanziali.

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Mi piace chiudere questo racconto con le parole di Elio Zagami, psichiatra nato a Messina e grande frequentatore di Alicudi, che così la descrisse:

Sappiate che c’è un’isola remota, ma remota davvero. Si chiama Alicudi. Quando sei nell’isola, quando vuole lei, a volte si spinge indietro e lontano diventando così improvvisamente remota da lasciarti esiliato da lei.

Giusi Patti – Blog Notes