Aspettando la notte ad Alicudi…

Notte stellata

Il traghetto entra nel piccolo porto quasi silenziosamente, direi con solennità, come fosse una sposa attesa all’altare, poche persone sul molo, sguardi attenti ma senza curiosità .

Sono locali che aspettano il rientro di qualche famigliare recatosi nel capoluogo (Lipari) per commissioni o altre faccende. Incomincia il rito di carico e scarico: rifornimenti, viveri, medicinali, posta e altro, qualche viaggiatore, si viaggiatore non turista, perché ad Alicudi non puoi fare il turista mordi e fuggi, devi restare, devi assaporare silenziosamente il silenzio urlato di questa magia fatta di odori, suoni e sapori, lentamente, molto lentamente.

Scendiamo guardandoci attorno con interesse quasi reverenziale, i nostri occhi abbracciano tutto avidamente, forse con emozione, case bianche sparse ordinatamente, non sfacciate, quiete, avvolte da una luce effetto fluo, c’incamminiamo lungo una stradina fatta di ciottoli, non c’è sabbia ma solo sassi lavici, in fondo alla piccola insenatura l’unico albergo, plasmato nel paesaggio.

Eccoci nell’ingresso, prendiamo possesso della nostra camera, bianca, silenziosa, quasi monacale, fresca, con una vista mozzafiato, il tutto avvolto in profumi misteriosi che sanno di mare, gelsomini, fiori che non riconosco. Usciamo.

La nostra urgenza ora è quella di andare a incontrare l’isola, scoprire i suoi angoli, non ci sono vicoli o stradine solo gradoni che s’inerpicano e che conducono nel cuore del piccolo abitato fatto di case a cubo disseminati lungo la salita.

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Ci incamminiamo lentamente sotto un sole spietato, è un continuo soffermarsi per guardare tutto quello che ci circonda, fiori, profumi, echi di suoni indefiniti appena percepiti; ventesimo gradino la posta, trentesimo la scuola, tre gradoni più su un piccolo negozio che vende di tutto, generi alimentari, giornali, medicine.

Non incontriamo nessun turista, solo un asinello che alla nostra vista incomincia a ragliare, ci accorgiamo che a condurlo è una ragazzina, bellissima ricciuta con due occhi che sembrano mandorle, ci saluta con un grande sorriso e ci dice forza, piano-piano se no sudate, lo dice in dialetto isolano, sembra quasi un cinguettio.

Ecco s’ìntravede la chiesa di San Bartolo là sulla sommità, improvvisamente giunge alle nostre orecchie una musica, ci fermiamo ascoltiamo, è Chopin, una donna è seduta sulla scala del suo cubo, occhi chiusi in mistico silenzio aspira le note…anche noi, ci vede, saluta in tedesco e riservatamente si ritira all’interno.

Noi senza parlare, continuiamo a salire, profumi non identificabili con nessun altro profumo, odori, aria leggera, non si può chiamare vento.

Siamo arrivati all’ultimo gradone, ci guardiamo attorno, il nostro sguardo spazia, nessun confine può fermarlo, solo natura che urla silenziosamente la sua bellezza. Da lì si snoda un piccolo sentiero tra colture e qualche cubo. Ci avviamo dolcemente, senza nessuna fretta.

Dopo un breve tragitto arriviamo presso una casa abbandonata decidiamo di fermarci a riposare sotto il pergolato, tipico delle case Eoliane, mangiamo qualche frutto, beviamo un sorso di acqua dalle nostre bottigliette di plastica, (stiamo insultando la natura poiché la plastica non può starci in questo momento ma tantè).

Non parliamo, ci stringiamo solo la mano godendo appieno di tutto quello che ci circonda.

Notte ad Alicudi

Forse ci addormentiamo a mezzo’ombra, poi l’ultimo sole prima di precipitare in mare ci illumina per un istante svegliandoci, non possiamo parlare, quasi nemmeno respirare, tacitamente decidiamo di aspettare la sera,aspettare le stelle, verranno, noi saremo qui a contarle.

Melina Pitari

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