Eolie, un po di cineturismo.

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Eolie, isole da set! Oggi il nostro viaggio si intreccia con il cinema e ci porta a visitare i set dei film che hanno scelto le isole Eolie, e soprattutto Salina, come loro palcoscenico naturale.

Il nostro excursus, da appassionati cinefili, non può che partire da due indimenticabili film: “Vulcano” di William Dieterle, prodotto dalla “Panaria Film” del Principe Francesco Alliata e uscito nelle sale il 2 febbraio 1950, con la straordinaria Anna Magnani e “Stromboli (terra di Dio)” di Roberto Rossellini, anch’esso uscito nel 1950, con la bellissima Ingrid Bergman. Le due pellicole, girate contemporaneamente, ebbero grande eco internazionale perché la protagonista di Stromboli, in un primo momento, doveva essere la Magnani che stava vivendo una tanto appassionata quanto tormentata storia d’amore con Rossellini che un giorno, però, ricevette una lettera che gli avrebbe cambiato il corso della vita:

« Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei. »
(Ingrid Bergman)

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Il regista, colpito da questa dichiarazione, con grande nonchalance non solo regalò il ruolo che era di Nannarella alla Bergman ma, grazie alla presenza della star, strappò “Stromboli” alla Panaria, che doveva produrlo, per farselo finanziare dalla Rko, Major cinematografica statunitense. Renzo Avanzo, che aveva condotto le trattative con la Panaria, non si arrese e servendosi di Anna Magnani mise in piedi una nuova produzione, chiamando a dirigerla il già citato William Dieterle. Si verificò così il caso, piuttosto anomalo, di due film girati in due set non lontani l’ uno dall’altro e con un soggetto pressappoco identico. Il triangolo amoroso tra il regista e le due attrici, che appare come un film dentro il film, passato alla storia come “la guerra dei vulcani” ha dato il titolo all’omonimo documentario girato nel 2011 da Francesco Patierno che permette di ripercorrere una vicenda che tanto iincuriosì le cronache internazionali.

Altro capolavoro è “L’avventura”, film di Michelangelo Antonioni con Lea Massari, Monica Vitti e Gabriele Ferzetti, al cui centro è la misteriosa scomparsa di Anna, che resterà insoluta, durante una sosta sull’isolotto deserto di Lisca Bianca, appartenente all’arcipelago eoliano.

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Avviniamoci ai giorni nostri e facciamo tappa al laghetto salato di Salina che nel secondo episodio di “Caro Diario” di Nanni Moretti, intitolato “Isole”, lambisce il campo di calcio dove il regista si diverte a palleggiare . Ma in questo film, in cui Moretti interpreta se stesso in una sorta di diario aperto, come suggerisce il titolo, sono sfiorate quasi tutte le sette perle del Tirreno. A “Lipari”, ad esempio, abita l’amico Gerardo; a “Salina” va a trovare una coppia di amici di Gerardo con evidenti problemi nel gestire l’educazione del figlio, viziato e teledipendente; a “Stromboli”, si materializza un sindaco megalomane che vorrebbe coinvolgerlo nei progetti più strani; a “Panarea” fugge da due animatrici di eventi per spostarsi, con lo stesso aliscafo, ad “Alicudi”, la più “selvaggia”, finalmente l’isola che cercava.

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Altro ciak e ci ritroviamo sul set de “Il postino” di Michael Radford, ricordato per essere stato l’ultimo film di Massimo Troisi. Qui protagonista assoluta è la baia di Pollara. Ospitata in un mezzo cratere, è un angolo di paradiso sul cui costone appare la famosa casa rosa del poeta Pablo Neruda, interpretato da Philippe Noiret, verso cui arranca in bicicletta il postino del titolo, innamorato perdutamente di una giovanissima Maria Grazia Cucinotta, incarnazione della bellezza mediterranea.

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Anche Sergio Castellitto, alla sua prima regia, sceglie Salina, e precisamente la costa rocciosa tra Capo Faro e Malfa, per girare alcune scene della commedia nera a sfondo surreale “Libero Burro” che ci mostra una Torino bella e oscura a cui fa da contraltare una Salina abbagliante.

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L’antica Didỳmē, eletta “a furor di film” come la più cinematografica delle Eolie, è pure il palcoscenico naturale di “Amaro amore”, opera prima di Francesco Henderson Pepe, che racconta la storia di André e Camille, due fratelli provenienti dalla Bretagna, che si troveranno a sperimentare la diffidenza del mondo isolano nei confronti della loro curiosità.

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Infine ancora Salina e il suo mare, solcato da una tartana dalla vela rossa, sono i protagonisti del film-documentario di Giovanna Taviani “Fughe e approdi” del 2011. La regista, figlia di Vittorio e nipote di Paolo, giganti del cinema italiano, torna negli stessi luoghi del set di Kaos, che vide l’ultima magistrale interpretazione di Franco e Ciccio. La curiosità è che proprio Giovanna è la bambina che, nella scena finale del film, con la madre e le sorelle lascia le isole Eolie per ricongiungersi a Malta con il padre, eroe risorgimentale fuggito dalla repressione borbonica. E qui le “Fughe e gli approdi” del titolo trovano il loro “fil rouge” nel pescatore che ieri, in Kaos, interpretava il ruolo del marinaio che la conduceva altrove e oggi quello di colui che le permette di ri-approdare sulle stesse terre, in cui girarono il padre e lo zio, che si abbandonano, per fortuna, solo per finzione cinematografica.

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Non mi resta che salutarvi con “Ciak si gira”.

Giusi Patti – Blog Notes