Esperienze alle Isole Eolie: Acquacalda.

 

IMG_7665

Il mare è di un blu così scuro da sembrare quasi grigio, a destra il grande ponte di ferro da dove veniva caricata la pietra pomice sulle navi per essere trasportata in tutto il mondo.

Il paese è molto piccolo, poche case sparse lungo la strada che scende vero il mare. La spiaggia è fatta di sassi lucenti, scuri, levigati dalle onde, nessuna attrezzatura balneare, bello anzi bellissimo, di tanto in tanto qualche turista solitario si ferma, si butta a mare per un bagno ristoratore, poi va a cercare l’ombra sotto i pilastri del ponte, architettura di ferro, maestosa, testimone dell’ingegno e del lavoro di un tempo ormai lontano.

Decidiamo di esplorare il litorale sino alla sua fine, spingendoci oltre l’abitato, giù in fondo sino all’insenatura dove il mare si apre verso Salina. Case antiche abbandonate, o da ristrutturare, alcune chiuse in attesa dei loro proprietari che verranno nel “ mese estivo “ (Agosto). La nostra meraviglia cresce sempre di più osservando questa natura così incontaminata, ben custodita e protetta dai pochi abitanti, quasi, con religiosità.

IMG_0830

Dopo il piccolo promontorio pensiamo di non trovare più nessuna abitazione invece con sorpresa costatiamo che c’è un gruppo di quattro o cinque “ cubi “, (le tipiche costruzioni Eoliane) l’ultima, distaccata da tutte, uno scrigno incastonato tra roccia e scogli, la casa che forse, nei miei sogni immaginava così, piccola, con un patio davanti, tutta protesa verso il mare, circondata da vegetazione spontanea, fatta di ginestre, gelsomini, fichi d’india e capperi.

E’ chiusa ma non sbarrata, questo ci fa pensare che sia abitata da anime gentili, ci sentiamo tranquilli sedendoci sui sedili di sasso che fungono da recinzione sotto il patio. Lo spettacolo davanti a noi è selvaggio, rocce, frangiflutti in sasso bianco, lisci, brillano sotto il sole, di varie forme, quasi delle amache, molto invitanti. Ci sentiamo proiettati in un film che rappresenta “ l’alba del mondo”. Non so quanto tempo trascorre, stiamo lì in silenzio, ogni parola sarebbe superflua, la natura predomina i nostri pensieri e le nostre azioni.

Improvvisamente, dal fondo del sentiero tra gli scogli vediamo avanzare lentamente una figura di uomo, punta dritto verso la casa, il proprietario, pensiamo,lo è, molto anziano, leggermente curvo, un signore distinto, si avvicina sorridendo ci saluta con molta cordialità fugando il nostro imbarazzo, ha due occhi azzurrissimi, un sorriso dolce, cordiale. Ci presentiamo, con naturalezza, mostrando tutta la nostra ammirazione per il luogo così fantastico e per l’abitazione.

Siamo invitati a entrare per bere una limonata, diventa una conseguenza l’invito a rimanere per mangiare una piccola colazione preparata da Lui: “ pane cunzato “, accettiamo. Le nostre conversazioni sono semplici e contemporaneamente profonde. Gentilmente il nostro ospite ci racconta di cose passate che riguardano il luogo, la vita sacrificata degli abitanti, quelli che sono rimasti sull’isola, senza emigrare, il duro lavoro. Accenna alla Sua professione di medico condotto, ormai da lungo tempo a riposo, passano i minuti, le ore.

IMG_7658q

Adesso il sole è a picco, siamo seduti sulle poltrone di vimini nel patio, l’abbiocco è d’obbligo, il nostro ospite sonnecchia, anche al mio compagno cede la palpebra. Cerco di imitarli, chiudo gli occhi.

No, non posso stare ferma, una ridda di pensieri e voci mi chiamano, m’impongono ad alzarmi, sembra un canto magico, ammaliante, sicuramente è immaginazione, però sono eccitata e spaventata nello stesso  tempo, lascio la casa e m’incammino verso il mare, e come se questo luogo mi avesse violentato, cammino tra i sassi e scogli, non sono più io, sono tante donne, figure femminili spietate, sono Medea, Elettra, Circe, sento che potrei essere di tutto, selvaggia comunque, l’opposto del mio essere così come sono.

Salgo, scendo tra rocce, sassi, ho un’energia nuova, diversa, ecco sono un gabbiano, no sono un pesce, sono cane, cane randagio che fiuta un rifugio. Sì un rifugio, sento che potrei vivere qui, amalgamarmi con un sasso, una roccia, qualunque cosa che circonda questo luogo, un luogo non luogo, sono io, tutto è il mio respiro, l’acqua, il cielo, i pezzi di legno trasportati dalla risacca, i sassi, il vento sono il mio respiro, è così forte il mio respiro, fa rumore, mi soffoca, annaspo, sono sola e sono con tutti, sono tutti e tutto, sono nessuno e sono l’universo.

Un’onda più violenta mi spinge un po’ più al largo, però nuoto tranquilla, è piacevole sentire il fresco dell’acqua che agisce sul mio corpo, sul mio cervello, e come risvegliarsi da un sogno, ora sono naufraga in mezzo alle onde, nuoto, cerco un appiglio per tornare sulla spiaggia le onde sono violente e mi sospingono tra i sassi, sono stordita, ubriaca. Ora sono Ulisse che cerca la Sua Itaca, la Sua Penelope, faticosamente guadagno la riva.

Sono stremata, sovraccarica di emozioni, mi gira la testa, piano piano risalgo e mi dirigo verso la casa, ecco ci sono, tu, mia ancora sei lì, tranquillo, occhi chiusi, assopito, ti guardo mi sento al sicuro, mi accomodo ai tuoi piedi, poggio la testa sulle tue ginocchia, sospiri, sorridi senza aprire gli occhi, il mio cuore si è placato, ora sono io, un gabbiano ferito, una fragile conchiglia che ha bisogno della Tua mano per essere trattenuta, custodita  al riparo da tutto, curata.

Melina Pitari

2 Comments on “Esperienze alle Isole Eolie: Acquacalda.

  1. Acquacalda il paese dove sono nato e ne sono molto orgoglioso anche se mi piange il cuore per come lo anno abbandonato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *